La classificazione delle tipologie di pelle in categorie ben definite, benché riduttiva, è comunque utile a capire in che modo le caratteristiche del tessuto cutaneo si discostano dalla situazione ottimale.

 
Pelle Normale.

 

La pelle normale, definita anche eudermica, è perfettamente idratata, ha una grana compatta senza imperfezioni né pori dilatati. Si presenta finemente porosa e morbida, rosea e uniformemente trasparente, né troppo grassa né troppo secca e, da un punto di vista oggettivo, senza problemi.

 

Pelle Secca.

 

La pelle viene definita secca quando tende a disidratarsi facilmente.

La secchezza cutanea può essere causata sia dalla carenza di lipidi nella pelle, sia dalla carenza di acqua, e ne determinano anche una perdita di elasticità. Dopo la normale detersione, soprattutto a contatto con l’acqua, la pelle solitamente “tira”.

La cute appare quindi visibilmente arida, spenta, poco luminosa e con la tendenza a desquamarsi.
È importante distinguere tra le due tipologie di pelle secca:

pelle secca disidratata: ha una carenza di acqua

pelle secca alipidica: ha una carenza di sostanze grasse (lipidi)  

  

Pelle Grassa

 

L’eccessiva produzione di sebo caratterizza la pelle grassa. A seconda delle caratteristiche del sebo, si può presentare in due diverse tipologie: oleosa e asfittica. Nel primo caso l’epidermide è lucida e i pori sono dilatati poiché il sebo essendo fluido fuoriesce in maniera abbondante dai pori; nel secondo caso l’epidermide è secca al tatto, con comedoni aperti (punti neri) o chiusi (punti bianchi).

In entrambi i casi ha un aspetto grigiastro, ruvida al tatto.

La presenza di microbi e batteri specifici può scatenare una reazione infiammatoria del follicolo ostruito, che portano all’evoluzione della pelle grassa in pelle impura e a tendenza acneica.

 
Pelle Impura a Tendenza Acneica

 

Si definisce “a tendenza acneica” una pelle iperseborroica che presenta anche papule e pustole. Nella seborrea, un’aumentata secrezione di sebo porta alla proliferazione dei microrganismi; questo unitamente al ristagno del sebo, contribuisce alla formazione di processi infiammatori che possono dar luogo alla comparsa dei brufoli.
Questo fenomeno risulta evidente soprattutto sulla fronte, sul naso e sul mento (la cosiddetta “zona T”), ma coinvolge spesso anche il torace e la schiena, aree con alta densità di ghiandole sebacee.

La pelle a tendenza acneica riguarda circa l’80% degli adolescenti, in quanto la produzione del sebo da parte delle ghiandole sebacee è legato allo sviluppo degli organi sessuali, spesso però si prolunga fino all’età adulta anche dopo i 25 anni.

 
Pelle Mista

 

Si tratta della tipologia di pelle più diffusa.

Solitamente nei soggetti con pelle mista il naso, la fronte e il mento appaiono lucide e con qualche imperfezione (punti neri, pori dilatati) Queste zone costituiscono “la zona T”, così denominata per la forma a cui danno luogo, simile appunto a quella della lettera “T” maiuscola.

Nelle altre parti del viso, a livello delle guance, del contorno occhi e labbra, oltre che nel profilo del viso e nel collo, la pelle sarà normale se la secrezione di sebo è sufficiente a formare un adeguato film idrolipidico, altrimenti, se è scarso, risulterà tendenzialmente secca.

 
Pelle con Couperose

 

Couperose, o (in italiano copparosa) è un termine francese di derivazione latina (cupri rosa) utilizzato per indicare una condizione di arrossamento intenso e cronico diffuso su alcune parti del volto.

Il rossore è da attribuire alla dilatazione dei vasi sanguigni più piccoli detti capillari. La tonalità rosata intensa è conseguenza di un maggiore afflusso di sangue alla cute rispetto alla condizione fisiologica e si manifesta sotto forma di un sottile reticolo di venuzze e di capillari che si estendono a forma di ali di farfalla sui lati del naso e sulla parte alta delle guance.

La couperose è abbastanza frequente nelle donne, soprattutto oltre i trent’anni, e si sviluppa prevalentemente su pelli secche, a grana fine, facilmente irritabili. Le cause dell’insorgenza sono complesse, ma possono essere riportate ad uno stato di fragilità capillare, costituzionale o acquisita.

Su questa condizione di base influiscono poi svariati fattori: emozionali, ormonali, allergici, ambientali, climatici. La pelle del viso, oltre ad essere molto sensibile, è anche la parte più esposta alle aggressioni degli agenti atmosferici: le brusche variazioni di temperatura, le radiazioni solari, il vento, l’umidità, quando eccessivi, possono innescare il processo che porta alla couperose.

 
Pelle Sensibile e Iperattiva

 

La sensibilità cutanea è un fenomeno che si può riscontrare in tutti i tipi di pelle e in qualunque momento della vita e si manifesta con arrossamenti, bruciori, pizzicori, secchezza.

Il numero di persone che dichiara di avere la pelle sensibile è aumentato in maniera sensibile dagli anni ‘80 ai nostri giorni fino ad arrivare al 50-60% della popolazione.

Questo tipo di cute non ha una barriera protettiva efficace contro le aggressioni esterne, in quanto il film idrolipidico è solo parzialmente sviluppato. La pelle sensibile è una pelle che si irrita con estrema facilità e reagisce in maniera eccessiva all’aggressione degli agenti esterni quali l’esposizione ai raggi UV, l’eccessivo contatto con l’acqua, gli sbalzi di temperatura, lo smog, oltre all’utilizzo dei detergenti per la pulizia della pelle o di prodotti cosmetici e per il maquillage.

Anche le malattie quali il diabete o le disfunzioni renali possono portare a una maggiore sensibilità cutanea.
 

Pelle Maschile

 

La pelle dell’uomo e della donna presentano la stessa struttura di base e la stessa composizione, ma si notano delle differenze fisiologiche.

La cute maschile è più spessa: misurazioni effettuate con l’ecografia a ultrasuoni hanno evidenziato, a prescindere dal fattore età, un maggiore spessore del 16% circa rispetto alla cute femminile, oltre a una maggiore presenza di fibre elastiche, collagene e elastina.

L’essere più elastica e più tonica, implica un aspetto giovanile della cute mantenuto più a lungo.

Gli uomini hanno inoltre un sistema pilifero più sviluppato: i peli ricoprono infatti un terzo del volto e anche la produzione di sebo è più abbondante, in quanto le ghiandole sebacee sono più numerose e più grosse. La pelle maschile ha dunque un apporto di lipidi più elevato, il che spiega come i tipi di pelle più diffusi siano grassa e mista con problemi legati all’acne.

La rasatura quotidiana rappresenta inoltre un’aggressione importante in quanto va a ridurre il film idrolipidico di protezione e provoca spesso arrossamenti, pruriti e piccoli tagli, favorendo lo sviluppo di batteri.

La pelle maschile è esposta inoltre ad un importante fattore di invecchiamento cutaneo: la disidratazione; l’abitudine molto diffusa tra gli uomini di lavarsi con saponi che non rispettano il pH della pelle causa a lungo andare una progressiva eliminazione delle protezioni cutanee naturali.

 
Pelle in Gravidanza

 

Durante la gravidanza la pelle di solito diventa più bella e lucente, perché la nuova situazione ormonale e circolatoria rende normali le pelli grasse e migliora l’acne, anche se spesso fa diventare la cute più sensibile (tanto da costringere qualche volta a cambiare saponi, trucchi o creme) e un po’ più secca (in modo da richiedere ogni giorno l’applicazione di una crema idratante).

Anche i capelli appaiono più soffici e luminosi perché uno degli ormoni della gravidanza, il progesterone, fa diminuire la produzione di grasso del cuoio capelluto, rendendo i capelli più puliti e più facili da pettinare.
Durante la gestazione e nei mesi di allattamento si sconsigliano, per la sicurezza della mamma e per la salute del bimbo, l’uso di sostanze farmacologicamente attive con azione tiroidea o retinoidi topici, acido cogico ad azione depigmentante e antirughe, così come l’applicazione di tinture chimiche per capelli e acidi per permanenti.

 
Pelle di Bambini e Neonati

 

La pelle di bambini e neonati ha caratteristiche diverse rispetto a quella degli adulti.
Il loro strato corneo, soprattutto nella prima infanzia è molto più sottile e non è completamente sviluppata, per cui non è ancora in grado di creare quella barriera protettiva invisibile formata da acqua e grasso (il cosiddetto film idrolipidico) destinata a rafforzarsi man mano che il bambino cresce. Di conseguenza la pelle del neonato è più facilmente disidratabile, più secca e permeabile.

Il pH più basico, indebolisce ulteriormente la capacità della pelle di difendersi dai batteri.

Questo non significa che la pelle del neonato sia del tutto priva di difese naturali: alla nascita è infatti ricoperta da una sostanza, definita vernice caseosa, che dovrebbe ripararla dal primo contatto con l’ambiente. Dopo la scomparsa della vernice caseosa, la pelle del neonato è protetta, nei tre mesi successivi alla nascita, da un’altra pellicola formata dalle secrezioni delle ghiandole sebacee, stimolate più intensamente dagli ormoni materni.

I problemi che più spesso insorgono sono relativi alle zone a stretto contatto con sostanze irritanti come feci e urine, che provocano arrossamenti e dermatiti da pannolino.

 

L' Abbronzatura

 

Il colore della pelle è determinato principalmente dalla produzione di melanina, un pigmento che è in grado di assorbire in parte i raggi solari e proteggerci dagli effetti dannosi. La produzione di melanina avviene nello strato interno della pelle a opera dei melanociti, che producono grazie alla presenza di un enzima detto tirosinasi, due proteine: la feomelanina, di colore rosso, e la eumelanina, di colore bruno, che mescolandosi in proporzioni diverse in ogni individuo, danno origine alle varie sfumature di carnagione.

Quando si parla di colore è necessario fare riferimento alla luce e alle proprietà ottiche che assume a contatto con la pelle. Nella popolazione bianca, l’attività dell’enzima viene stimolata dalla luce: quando prendiamo il sole, quindi, i melanociti producono più melanina e ci permettono di avere l’effetto “abbronzato”.

Nella popolazione nera, l’enzima non è regolato dalla luce, ma ha un’attività permanente nel tempo: questo porta alla continua produzione di pigmento e alla caratteristica colorazione della pelle.

 
La pelle al sole

 

La dermatologia moderna consiglia di esporsi al sole in maniera graduale e sempre solo dopo l’applicazione di filtri o schermi protettivi. Il sole è infatti un potentissimo generatore di radiazioni e pertanto l’organismo umano ha in dotazione alcune difese naturali per proteggersi da questa aggressione.

Gli effetti negativi dell’esposizione possono essere quantificati mediante l’utilizzo della Med, cioè la determinazione della minima dose erimatogena, la minima quantità di radiazioni Uv in grado di causare la comparsa dell’eritema.

La sensibilità delle persone alle radiazioni solari varia a seconda del loro fototipo, termine con il quale si classifica la predisposizione di ogni individuo ad avere una maggiore o minore risposta eritematogena all’esposizione solare.

 
I fototipi

   

Fototipo I - Capelli rossi, occhi chiari, carnagione chiara e presenza di lentiggini. Al sole manifesta sempre eritema, non si abbronza e necessita sempre della massima protezione.

Fototipo II - Capelli biondi, occhi chiari e carnagione chiara. Al sole manifesta spesso eritema, si abbronza con difficoltà ed è soggetta a scottature.

Fototipo III - Capelli biondi o castani, occhi marroni o chiari, carnagione chiara o moderatamente scura. Si abbronza gradualmente, manifesta moderato eritema e può comunque scottarsi.

Fototipo IV - Capelli castano scuri, occhi scuri e carnagione scura. Si scotta di rado e si abbronza facilmente.

Fototipo V - Pelle e occhi scuri, carnagione scura e olivastra. Al sole non manifesta eritema e si abbronza facilmente e intensamente.

Fototipo VI - Capelli e occhi neri, carnagione nera. Al sole non manifesta eritema e non intensifica il colore della pelle.

 

Le radiazioni prodotte dal sole sono numerosissime. Alcune di queste sono assorbite dalla nostra atmosfera e non la oltrepassano, altre giungono fino a noi sotto forma di raggi: sono i raggi ultravioletti di tipo A (UVA) e di tipo B (UVB).

I raggi UVB sono molto energetici e penetrano facilmente nella pelle Sono i responsabili dell’eritema e delle scottature, lesioni che possono comparire in forme più o meno gravi nei primi giorni di esposizione. L’eritema si presenta con arrossamento diffuso, accompagnato da vescicole e prurito.

I raggi Uva sono meno energetici degli UVB e possiedono un potere di penetrazione superiore nella pelle: sono i responsabili del foto invecchiamento.

 
Il fattore di protezione

 

Esistono diverse tipologie di filtri solari il cui scopo è assorbire le radiazioni ultraviolette che aggrediscono la pelle.

L’indice di protezione IP, detto anche fattore di protezione (FP) o SPF (Sun Protection Factor) esprime il rapporto tra la dose minima di esposizione al sole che causa eritema con filtro e senza filtro.

In pratica si esegue un confronto di resistenza alla comparsa della reazione erimatosa, in termini di tempo, tra la pelle protetta dall’antisolare e quella non protetta.

L’ SPF può quindi essere considerato come una misura della quantità di radiazione che può essere ricevuta dalla pelle protetta prima che compaia l’eritema.

Sulla base dell’SPF in Europa i prodotti vengono divisi in quattro gruppi:

protezione bassa – 6/10

protezione media – 15/20/25

protezione alta – 30/50

protezione molto alta – 50+

Fino a qualche anno fa l’indice di protezione era rappresentato da un unico numero, che si riferiva soltanto ai raggi UVB, responsabili di scottature e eritemi.

Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione anche agli UVA, che benché meno energetici, penetrano più in profondità nella pelle.

I moderni prodotti per la protezione solare presentano quindi due indici di protezione, per entrambi i tipi di radiazioni.

La normativa comunitaria vigente raccomanda che i nuovi solari garantiscano una protezione UVA di almeno 1/3 rispetto alla protezione UVB.

 
I CONSIGLI PER UNA MIGLIORE ESPOSIZIONE AL SOLE

 

Esporsi al sole gradualmente, specie nei primi giorni, alternando sole e ombra. Più chiara è la pelle, più lentamente si aumenterà il tempo di esposizione.

Usare uno schermo solare con SPF adeguato al fototipo e ai tempi e luogo di esposizione.

Non esporsi in modo prolungato al sole nei primi giorni di esposizione.

Applicare lo schermo solare da 15 a 30 minuti prima di esporsi al sole, in maniera generosa .

Applicare lo schermo solare in maniera da raggiungere uno strato uniforme: a tal fine può essere utile applicare il prodotto due volte consecutivamente.

Riapplicare sempre lo schermo solare dopo aver nuotato o sudato abbondantemente.

Non dimenticare di proteggere l’elice dei padiglioni auricolari, la parte posteriore del collo, le aree glabre del cuoio capelluto, la parte superiore del piede comprese le dita, il cavo popliteo (piega del ginocchio ).

Ad alta quota, se si pratica l’alpinismo o lo sci, come anche all’equatore l’intensità delle radiazioni è maggiore. Pertanto utilizzare sempre schermi solari ad alto SPF (da 30 in su), non trascurando di applicarli su naso, orecchie e labbra.

Ricordare che un prodotto solare “resistente all’acqua” perde comunque, dopo il bagno, sino al 50% della capacità protettiva”.

Se il cielo è nuvoloso non dimenticare di applicare lo schermo solare: l’80% dei raggi UV passano attraverso le nubi e raggiungono la nostra pelle.

Sotto l’ombrellone proteggersi ugualmente: stare all’ombra è di aiuto, ma non difende dalle radiazioni riflesse o diffuse.

Ridurre al minimo l’esposizione solare tra le 11 e le 16 (ora legale ), ore in cui l’irraggiamento è massimo. Pianificare le attività all’aperto nel primo mattino e nel tardo pomeriggio.

Attenzione alle superfici riflettenti. Sabbia, neve, ghiaccio, superfici di cemento possono riflettere sino al 80% dei raggi solari sulla nostra pelle.

Non esporre i bambini di età inferiore ai 3 anni, in particolare durante le ore di irraggiamento più intenso. Nelle ore di irraggiamento meno forte, proteggere i bambini con uno prodotto con elevato SPF, cappello, maglietta e occhiali da sole: i danni solari iniziano dalla prima esposizione e si accumulano mano a mano nel corso della vita.

Attenzione ai farmaci. Alcuni farmaci possono aumentare la sensibilità al sole, chiedere consiglio al farmacista o al medico prima di esporsi al sole.

Evitare di restare a lungo immobili al sole. E’ preferibile esporsi in movimento, piuttosto che distesi e comunque, anche in questo caso, cambiare spesso posizione.

Usare sempre gli occhiali da sole con lenti di buona qualità omologate , in grado di filtrare gli UVA e gli UVB (etichetta CE ) . Anche gli occhi possono subire danni dai raggi UV.

Attenzione al vento. La freschezza che dà alla pelle può indurre ad allungare incautamente i tempi di esposizione con maggiori rischi di scottature.

Non usare mai profumi o deodoranti profumati quando ci si espone al sole: si eviteranno possibili macchie alla pelle.

Bere molta acqua e spesso. Il sole disidrata in profondità il nostro corpo. Prestare particolare attenzione alle persone anziane, che hanno una sensazione di sete ridotta, ed ai bambini piccoli, che hanno bisogno d’ acqua per una efficace termoregolazione. 21. Alla sera, dopo la doccia, applicare sulla cute del viso e del corpo, un prodotto idratante doposole

  

 (A cura di - si ringrazia: senzabisturi.it)